Produzione senza appropriazione,
azione senza imposizione di sè,
sviluppo senza sopraffazione.
Lao Tze
quarto secolo avanti Cristo
La logica ci insegna che se “a” è buono, “b” dev'essere cattivo; se “b” è cattivo, “a” dev'essere buono: una terza possibilità non è concessa, ma non solo nella sfera dei ragionamenti astratti, neppure nella dimensione della vita collettiva e della giustizia sociale, dove si parla spesso della “società dei due terzi” (quelli che hanno benessere e opportunità), ammettendo tutt'al più un “terzo escluso”, marginale ed emarginato, privo di mezzi e povero anche di futuro: quello che nel globale si chiama “terzo mondo”.
Fin qui la logica: ma del sentimento che ne è? Il sentimento che ammette altre possibilità, altre visioni; che avverte il bisogno di non fermarsi alle mode e ai pensieri unici; che riconosce la necessità dell'utopia come ingrediente della vita di ogni giorno.
Utopia, parola-baule, come direbbe l'autore di “Alice nel paese delle meraviglie”: apriamola e dentro vi troveremo non solo luoghi che non esistono, ma anche concreti territori di bellezza, verso cui orientare lo sguardo, la ricerca, il viaggio, la politica.
A questo sentimento abbiamo voluto dare il nome di “terza isola”, perché ad esso corrisponde un'azione culturale che mira a valorizzare tutto ciò che non è “a”, né “b”, che non è città, né periferia, che non è centro, né provincia dimenticata. Che non è queste cose, come neppure diversità totale, alterità fine a se stessa.
È un'azione ben radicata nella consapevolezza di quanto culturalmente ricco e inesplorato è il territorio nazionale: un'eredità tralasciata, un tesoro nascosto, che per avventura, gioco o impegno ha da essere riscoperto. Non per un culto nostalgico del passato, ma per lavorare alla costruzione di una posterità.
Come i controfuochi sono quei fuochi che si appiccano per contenere un incendio, la terza isola con i suoi progetti, la sua ricerca delle radici, si presenta come un piccolo controfuoco alla dilagante dimenticanza, vera malattia endemica del nostro Paese, per tentare di riaccendere l'anima dei luoghi; per risvegliare il cuore addormentato del nostro patrimonio culturale, così coralmente visibile in quel cantiere fatto di natura, secoli, generazioni e storie ancora da raccontare, che è il paesaggio italiano.
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