L'ultimo giallo di Agatha Christie
Mario Brusa ed Elena Canone
progetto di Mario Brusa, Elena Canone e Giacomo Bottino
di e con Elena Canone e Mario Brusa
musiche dal vivo eseguite da Aline Privitera (violoncello)
con la partecipazione di Lorenzo Guida (violoncello)
ombre di Massimo Arbarello – gruppo “altretracce”
supervisione testi Lorenzo Garzaro
produzione la terza isola
Venerdì 3 Febbraio 2012
ore 20.30
Scheda evento
Lei: Non l’ha mai sentito? “Una memoria da elefante”..
Lui: Temo di no. E’ grave? Anche questa domanda fa parte del test?
Lei: No. Certo che no. Gli elefanti hanno una memoria prodigiosa e pensi, Agatha Christie, la scrittrice di romanzi gialli, ha intitolato il suo ultimo romanzo “Gli elefanti hanno buona memoria” proprio per ironizzare sulla sua conclamata malattia.
Lui: Quale malattia?
Lei: (pausa) L’’Alzheimer…
Agatha Christie (1890-1976) scrisse gli ultimi romanzi quando l'inesorabile declino mentale tipico della malattia di Alzheimer era ormai in lei evidente.
Ne porta i segni inequivocabili Gli elefanti hanno buona memoria, scritto a 82 anni: la ripetizione delle parole e dei concetti, un sensibile impoverimento di vocaboli e la sequenza delle frasi rivelerebbero - secondo alcuni studiosi, che hanno sottoposto le sue opere a una millimetrica analisi linguistica - la sua estrema condizione psichica.
Tuttavia l’opera non intacca il valore della scrittrice. Anzi, riuscire a portare a termine romanzi di successo, mentre si è minati da una malattia di questo tipo, non può che accrescere la stima per chi compie l'impresa.
Da qui l’idea di un reading a due voci che, partendo da un dialogo serrato medico-paziente, durante la somministrazione del test (il mini-mental-state-examination), si aprirà a riflessioni, non prive di qualche sorriso, sulla malattia, sul valore della memoria come patrimonio non solo di conoscenze acquisite, ma anche di una sfera emotiva e di sentimenti che rischia di sgretolarsi senza lasciare traccia di sé. A poco a poco i ruoli dei due personaggi si confondono; le emozioni sfumano le identità insinuandosi nel privato, nel profondo. Lo scambio umano, forse, riscatterà il malato…





