Officina H Olivetti, il luogo e la sua vocazione
Situata nel cuore del distretto di architettura industriale olivettiana che, a partire dal 2001, è diventato sede del “Museo a cielo aperto dell’architettura moderna”, l’Officina H, progettata da Eduardo Vittoria nel 1956, era in origine il cortile interno delle Officine Olivetti disegnate e realizzate alla metà degli anni ’30 dai maestri del razionalismo Luigi Figini e Gino Pollini (quest’ultimo padre del grande pianista).
Dalla copertura a shed e dalla struttura metallica blu intenso è risultato questo particolare esempio di "architettura nell'architettura", non visibile dall'esterno, che ha ospitato per molti anni i torni automatici e le presse della fabbrica di macchine per scrivere.
Cessata la produzione, la struttura, aperta e flessibile, è stata utilizzata per ospitare attività di assemblaggio e di magazzino, fino al progressivo abbandono.
Nel 1998 l'area è sede delle manifestazioni per il Novantennale della fondazione della Società Olivetti, da cui prende forma l'idea di dedicarla ad attività espositive, convegnistiche e di spettacolo.
Dopo la ristrutturazione, curata dalla Olivetti Multiservice e rispettosa dei valori architettonici d’origine, l’Officina H è diventata Auditorium, con una programmazione artistica occasionale di concerti di musica classica, di importanti interpreti della canzone contemporanea (Massimo Ranieri, Roberto Vecchioni, Antonella Ruggiero), di spettacoli teatrali della grande tradizione (Arlecchino servitore di due padroni, nello storico allestimento del Piccolo Teatro di Milano) e di innovazione multimediale (Concerto fotogramma di e con Nicola Piovani).
Nel corso degli anni si è fatta sempre più evidente la centralità di questo luogo nella prospettiva di attrazione turistico-culturale verso il distretto architettonico di Ivrea (basti pensare che, quasi avviluppata e protetta dagli edifici della fabbrica, si trova la Chiesa del Convento di San Bernardino, con la meravigliosa parete affrescata alla fine del ‘400 da Giovanni Martino Spanzotti) e la sua potenzialità di essere il primo motore di un sistema culturale territoriale più di frontiera, che di provincia: una fabbrica di idee, progetti, opere ed eventi, dove poter dare accoglienza e sviluppo alla creatività più innovativa, al dialogo tra le forme espressive contemporanee, alla forza comunicativa delle arti sceniche. Un centro di elaborazione delle energie intellettuali ed economiche di soggetti pubblici e privati, per una progettualità inedita ed efficace nella gestione dei fenomeni e dei prodotti artistico-culturali.
Oggi, alla luce di queste opportunità, si impone la necessità di ridefinire il ruolo e la funzione dell’Officina H, con la consapevolezza che soltanto pratiche mirate di animazione del luogo, attraverso il teatro, la musica, la danza, l’audiovisivo, possono innescare un complessivo processo di valorizzazione dell’intero comparto architettonico, capace di attrarre significativi flussi di turismo congressuale e di visitatori al Museo a cielo aperto, incrementandone anche l’utilizzo a fini espositivi.
A questo proposito, è necessario ricordare che, nonostante la sua notevole diffusione a partire dagli anni ‘80 (il Deutsches Architektur-Museum a Francoforte, il Centre Canadien d’Architecture a Montréal e il Nederlands Architectuurinstituut a Rotterdam) il “museo di architettura” è ancora una specie in via di apparizione. Nel caso eporediese, poi, per una sua forte affermazione sul territorio locale e nazionale sarebbe necessario fare arcipelago con altre istituzioni e iniziative affini: l’Archivio storico Olivetti, l’Archivio nazionale del cinema d’impresa, la Fondazione Guelpa, il Parco nazionale del Gran Paradiso, il Parco culturale del Canavese.
Tutto ciò corrisponde, peraltro, all’esigenza forte e diffusa di ripensare il patrimonio culturale, attraverso la ridestinazione dei luoghi, delle esperienze e dei vissuti collettivi e soprattutto la sfida rappresentata da idee, valori, intelligenze, che disegnano ipotesi di realtà e di futuro.
Il patrimonio, infatti, non è solo un insieme di materiali provenienti dal passato. E’, forse ancora di più, il risultato di una selezione radicata nel presente, che concorre in maniera straordinaria alla formazione dell’identità.
Questa tendenza epocale al ripensamento di noi stessi ha degli esempi addirittura emblematici, primo fra tutti Bilbao: nella città dei Paesi Baschi il nuovo museo Guggenheim è stato “fatto proprio” dalla comunità urbana attraverso pratiche, riti, azioni della vita quotidiana, che ne hanno decretato il successo, producendo al contempo una riconfigurazione dell’identità locale.
Officina H. Una fabbrica di idee, spettacolo, cultura.
Presentazione stagione 2009-2010