con Elio Pandolfi
al pianoforte Marco Scolastra
PARMACONCERTI
Operetta mon amour è un concerto, ma anche uno spettacolo, un salotto e tante altre cose.
Elio Pandolfi, personaggio eclettico di grande musicalità, appassionatissimo di opera e di operetta, si è affermato nell’ultimo trentennio come uno dei maggiori protagonisti del teatro musicale leggero. Cantante-attore di straordinaria comunicativa, propone - insieme al pianista Marco Scolastra - brani cantati, recitati, strumentali, oltre ad esilaranti aneddoti, sketchs e imitazioni dei suoi 60 anni di teatro.
con Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto
musica dei Goodfellas
ALTOVERBANO
C'è tutto il meglio di Cochi e Renato in questo nuovo spettacolo, che alternerà canzoni demenziali, gag surreali, riflessioni insensate, battute fulminanti di una coppia che non smette mai di stupire e di essere amata dal grande pubblico. Definire la loro comicità, il loro personalissimo modo di fare teatro comico è un'impresa ardua: Cochi e Renato hanno creato per il pubblico un nuovo modo di ridere, di cantare, di guardare il mondo. Ed è ancora così. Con loro in scena vedremo anche I Goodfellas, sette straordinari musicisti che accompagneranno il duo nell'interpretazione di canzoni culto vecchie e nuove. Ma c'è di più. C'è l'intenzione di graffiare, di andare oltre il revival. Cochi e Renato cambiarono il cabaret degli anni '60 mettendosi sulla scia di Fo, Jannacci e Gaber. Ma a differenza di questi artisti, loro puntarono solo sul cabaret, creando uno stile personale nella Milano dei maestri, una “normalità” che era uno stile nuovo. Oggi il loro modo di far teatro, grazie anche all'accorta gestione e al rinnovamento del repertorio, può essere un nuovo slancio per il cabaret italiano che può tornare a spaziare, inventando e raccontando storie, mescolando i linguaggi, sovvertendo sensi e significati.
di Agatha Christie
con Adriana Innocenti e Piero Nuti
regia di Stefano De Luca
TORINO SPETTACOLI
Trappola per topi è una diabolica struttura a scatole cinesi, una trappola che contiene altre trappole. Otto persone bloccate in una pensione isolata dalla neve; tra di loro un pericoloso assassino psicopatico. E il delitto arriva inesorabile, in perfetto orario. Alla fine del primo atto, naturalmente. Chi è stato? Prima trappola. Noi spettatori gettiamo uno sguardo in quel salotto "per bene", spiamo i topolini agitarsi nella gabbietta e, senza rendercene conto, i topolini siamo noi. Catturati da quel meccanismo perfetto, invischiati in questo "teatro dello sguardo", dove ogni dettaglio va esaminato e messo a confronto con altri dettagli. Topolini prigionieri e ciechi, perché incapaci di interpretare la realtà che è sotto i nostri occhi, abbagliati e distratti come siamo dai riflessi cristallini. Ma questo delizioso carillon omicida lascia a volte intravedere bagliori sinistri, squarci di luce che mostrano il lato oscuro delle cose. Certo, Trappola è un gioco, deve avere la leggerezza di un gioco. Un po' infantile ma terribilmente crudele, perfino sadico.
con Alessandro Preziosi
musiche di La Reverdie, ensemble di musica medievale:
Claudia Caffagni voce, liuto
Livia Caffagni voce, flauti, viella
Elisabetta de Mircovich voce, viella, symphonia
Cristina Calzolari, voce, organetto
Claudia Pasetto, viella
ATTENZIONE! Per sopraggiunti impegni della Compagnia, lo spettacolo è rinviato a data da destinarsi.
E' POSSIBILE CAMBIARE IL BIGLIETTO DE "LE CONFESSIONI DI SANT'AGOSTINO"
CON UNO VALIDO PER LO SPETTACOLO "CHIEDO SCUSA AL SIGNOR GABER" con Enzo Iachetti (vedi schede successive) del 10 aprile 2010.
Per informazioni su come cambiare il biglietto clicca qui.
Se invece desideri il rimborso del biglietto o dell'abbonamento clicca qui.
Da quando si è costituito, nel 1986, l’ensemble La Reverdie ha rivolto particolare attenzione all’ampio ed in gran parte inesplorato dominio del "teatro sacro": drammi liturgici e liturgia drammatica, rappresentazioni collettive, manifestazioni evocative della religiosità di un’epoca i cui echi non si sono ancora spenti. L’aspirazione è quella di ricostruirli con affettuosa fedeltà, musicale, testuale ed ideologica affinché chi ne fruisce possa percepirli in quanto frammenti pulsanti d’una cultura trascorsa ma non perduta.
di Gianfranco Jannuzzo e Renzino Barbera
con Gianfranco Jannuzzo
MARANGONI SPETTACOLO – GIRGENTI SPETTACOLO
"Ho sempre cercato di raccontare gli italiani attraverso l’uso dei nostri dialetti, convinto, come sono, che essi abbiano, per la loro naturale immediatezza, spontaneità, ricchezza di sfumature, una forza di comunicazione straordinaria e che rivelino, quasi sempre, il carattere, l'intima indole di chi li adopera: Veneti, Calabresi, Liguri o Campani che siano. Siamo tutti orgogliosi di essere Lombardi o Lucani, c’è sempre in tutti noi tanto sano campanile, ma alla fine siamo semplicemente orgogliosi di essere Italiani." (Gianfranco Jannuzzo)
Gianfranco Jannuzzo ripropone, oltre ai propri cavalli di battaglia, alcuni brani inediti. Racconterà la Sicilia che tanto ama e conosce profondamente, con le sue ricchezze e le sue contraddizioni. Il racconto diventerà espediente per allargare lo sguardo a tutti gli abitanti del Belpaese, che con il loro senso dell'umorismo sanno ridere di tutto e di tutti e soprattutto, cosa ancora più importante, di loro stessi.
con Enzo Iacchetti Witz Orchestra
Marcello Franzoso
Da sempre, oltre che amico personale, grandissimo estimatore dell'opera di Giorgio Gaber, Enzo Iacchetti ci invita a teatro per assistere allo spettacolo che ha voluto dedicare al grande cantautore milanese. D’altronde, Iacchetti è il vivace e versatile padrone di casa al Festival Gaber di Viareggio, che coinvolge attori, musicisti e amici dell’artista, impegnati nel cosiddetto teatro–canzone..
Lo show è un’entusiasmante carrellata nel repertorio gaberiano, che attraversa la Ballata del Cerutti, Il Riccardo, Barbera e Champagne, Torpedo Blu, Ma pensa te, Porta Romana e tante altre ancora, da cui “Enzino” emerge con la lucida ironia e l’irresistibile comicità che sono i suoi veri cavalli di battaglia. Ma anche un modo per seguire autenticamente la lezione di Gaber, che ha insegnato a combinare l'ironia e il sarcasmo con la melodia; a tal punto che, pur avendo subito molti (ma vani) tentativi di etichettatura politica, il suo sguardo sulla società, sul costume e sulla politica, ha sempre mostrato un profondo spirito critico, capace di colpire amaramente ogni ideologia.
Ecco allora un tributo al maestro, che è molto più di una raccolta di cover: le canzoni vengono stravolte e riscritte con citazioni e riferimenti alla musica italiana contemporanea. Un'operazione, nata da un disco considerato dalla critica «uno dei migliori dell'anno» e volta a «far sì che chi conosce Gaber non lo dimentichi mai, e chi non lo conosce possa sapere quanto fosse bravo, inimitabile e irraggiungibile».
Silvio C'è? con Antonio Cornacchione e Carlo Fava
CORNILIO SGHEZ
Prima o poi doveva succedere.
Dopo anni di sodalizio a distanza, Silvio Berlusconi e Antonio Cornacchione si ritrovano insieme sullo stesso palcoscenico. Il pretesto è "Silvio C'è?", il nuovo spettacolo del comico milanese, ancora alle prese con il suo grande amico Silvio. "Altro che Apicella - commenta soddisfatto Cornacchione - il vero favorito di Arcore sono io".
Berlusconi non è che uno uno degli ingredienti dello spettacolo. Un'ora e mezza di confronto strabico con la realtà italiana, raccontata da Cornacchione e musicata da Carlo Fava, solida figura del teatro canzone, amabile chansonnier, campione italiano in carica degli imitatori di Joseph Ratzinger. I due complici duettano su massimi e minimi sistemi, rileggendo con ironia i tempi curiosi che andiamo vivendo.
"Silvio c'è" è una serata di fuga dall'attualità, semplicemente affrontandola. Ma di lato. Per chi sa che la flessibilità nel lavoro è la richiesta di mettersi a novanta gradi. Che la posizione della chiesa sugli anticoncezionali è "l'uomo sul letto e la donna a duecento chilometri di distanza". Che se la Carfagna fa il ministro, allora il pupazzo Five è la figura più discriminata del secolo. Per chi, in fondo, sa che nei periodi più bui è sempre confortante accendere la luce e scoprire il volto di un buffone. Magari con un pianista di fianco.
Stanza per due
coreografie Michela Barasciutti
con Michela Barasciutti, Marika Vannuzzi, Elisabetta Rosso
musiche Ludwig van Beethoven, Mari Boine, Sezen Aksu Compagnia Tocnadanza di Venezia
Tre stanze, tre donne che si pongono a confronto con se stesse, indagando il loro percorso passato e futuro. In un mondo tutto femminile, dove le sfaccettature sono diverse e molteplici, ma dove il colloquio con se stesse è parte fondamentale dell’essere. Tre donne, tre linguaggi diversi per interpretare le loro identità, per leggere l’esterno.
In ogni stanza ogni donna si rapporta con un simbolo, che trasforma l’introspezione in un dialogo. Se le rose sono il simbolo per eccellenza della femminilità e del divino, la stanza stessa diventa un simbolo, un luogo dove poter ascoltare, dove le memorie si risvegliano, da dove poter uscire, oppure un rifugio dal quale potresti non voler uscire mai più.
Michela Barasciutti, fondatrice di Tocnadanza, ha fatto parte della Compagnia L’Ensemble di Bruxelles, diretta da Micha van Hoecke.
Ha ricoperto il ruolo di prima ballerina al Teatro La Fenice di Venezia e al Carlo Felice di Genova, in coppia con Vladimir Derevianko. È stata assistente dei coreografi Bob Cohan e Robert North e maître de ballet del Phoenix Dance Theatre di Londra alla Biennale di Venezia.
La stagione 2009-'10 del
Teatro Nuovo Rivarolo Canavese è organizzata da:
la terza isola
associazione culturale
presidente e direttore artistico Giacomo Bottino
direttore organizzativo Giulia Feltrinetti
organizzazione Rosaria Cerlino
comunicazione
e ufficio stampa Chiara Feliciotti
Gaia Franceschini Beghini